
VERA SOGNA IL MARE

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(Jean-Luc Godard)




Regia: Pauline Loquès
Attori: Théodore Pellerin, William Lebghil, Salomé Dewaels, Jeanne Balibar, Camille Rutherford, Estelle Meyer, Balthazar Billaud, Alexandre Desrousseaux
Sceneggiatura: Pauline Loquès
Fotografia: Lucie Baudinaud
Montaggio: Clémence Diard
Produzione: Blue Monday Productions
Distribuzione: Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures
Francia, 2026 - Durata: 97 min
Genere: Drammatico
Presentato in concorso al Toronto International Film Festival 2025 nella sezione Platform.
Opera prima di Pauline Loquès.
Théodore Pellerin, ha vinto il premio Louis Roederer Foundation Rising Star Award a Cannes per la sua interpretazione di Nino.
Nino, il film diretto da Pauline Loquès, racconta la storia di un ragazzo parigino alla soglia dei trent’anni, costretto a fare i conti con la fragilità improvvisa della vita.
Alla vigilia del suo ventinovesimo compleanno, durante un banale controllo medico, Nino (Théodore Pellerin) riceve una diagnosi devastante. Un cancro alla trachea che richiede cure immediate e aggressive. I medici gli parlano di chemio e decisioni da prendere in fretta, ma Nino, abituato a una vita fatta di esitazioni, legami mai troppo profondi e scelte sempre rimandate, resta paralizzato. Inoltre, il ragazzo scopre di aver dimenticato le chiavi di casa proprio il giorno della diagnosi.
Si ritrova così, suo malgrado a vagare per una Parigi fredda che sembra riflettere il suo stato d’animo. Inizia un pellegrinaggio interiore lungo quattro giorni, dal venerdì al lunedì, in cui la città si trasforma in uno spazio emotivo, popolato di incontri significativi. Cerca conforto nei volti familiari, la madre affettuosa, che non riesce a informare della malattia, un’ex compagna di scuola che lo guarda con occhi pieni di curiosità e un’amica che sta per emigrare in Canada.
Nino è incastrato in un presente che non sa gestire, impaurito da un futuro che si fa improvvisamente incerto. Non chiede nulla, non si confida mai del tutto. Ma nei gesti e nelle parole non dette, emerge il bisogno profondo di connessione, di calore umano e di comprensione.
“Il film si svolge nel tempo sospeso tra la diagnosi e l’inizio del trattamento. È un tempo che non appartiene a nessuna cronologia: non è più la vita di prima, ma non è nemmeno quella dopo. Ho cercato una grammatica cinematografica per raccontare questa sospensione.”






